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M’innamoravo di tutto

Quando ero piccola adoravo La Canzone di Marinella.

Le mie favole della buonanotte parlavano sempre (e solo) di marinai greci in viaggio verso casa, di giganti con un occhio solo in mezzo a un mare di pecore e di cani fedeli, eroici e (giustamente) immortali capaci di aspettare per vent’anni il ritorno di un padrone avventuriero.

Mi piacevano le mie favole, e i miei pupazzi si chiamavano Ulisse, Argo e Alessandro.

Ma la principessa?

Marinella. Il vento che la vide così bella, dal fiume la portò sopra una stella.

Una principessa vera, con gli occhi belli. Con un principe, un re addirittura, senza corona ma col mantello rosso e il cappello bianco – come la luna.

Quando ero piccola, avevo anche io una domanda difficile per i grandi: “Ma cosa succede, dopo, a Marinella?”

Dopo i baci, e i sorrisi.

E dopo i fiordalisi – hanno un nome bellissimo i fiordalisi.

Cent’anni e due giorni dopo, cosa succede?

Avrà pur perso il treno per tutti felici e contenti, ma Marinella rimane la mia principessa preferita.

Nella primavera del 1997 mia madre ha portato me e mia sorella a un concerto di De André. Ho questo ricordo di lui sul palco che parla di zingari e religioni con quella voce. Un discorso che sa di vento.

Quella sera De André non l’ha cantata, La Canzone di Marinella.

Dopo tutto me l’aveva insegnato lui che le favole, quelle vere, non sono a lieto fine.

Qui dietro.

The India Tube

The India Tube

Un po’ rivista, un po’ community, un po’ galleria d’immagini e video, The India Tube è uno spazio dedicato a tutto quello che è davvero incredibile dell’India. Un posto per l’incredibile, lo stimolante, il nuovo, il buffo, l’insolito. Ci sono storie e immagini nuove tutti i giorni. Segui la mongolfiera e buon divertimento!

Via Dis.am.big.uando.

iWant

gluecinderella_profilo

Da una collaborazione tra Kartell e .normaluisa. Le voglio, e forse dipende dal nome: Cinderella. Glue Cinderella.

Piccante.

Ieri è stata una bella domenica di sole. Anche a Delhi sta arrivando l’inverno, ma di giorno il sole scalda ancora, e a volte la foschia si dirada per lasciare spazio ad un cielo così azzurro da inghiottire anche la polvere. Nella stradina davanti a casa mia, ho trovato questi due. Mi sono sembrati meravigliosi.

Ho pensato, perdonate se fa troppo “no surprises”, che magari l’amore non è altro che passare insieme cinquanta, o magari anche sessant’anni, e ancora aver voglia di sedersi uno di fronte all’altro, nel sole di una domenica di novembre, a scegliere peperoncini verdi piccanti.

Dimenticatevi passioni travolgenti e romanticismi: cinquanta, o sessant’anni fa, qui i matrimoni erano solo combinati.

Ci siamo. Vado a letto ora in India, e negli Stati Uniti la giornata elettorale non è che a metà. Quando mi alzerò, in alcuni stati lo spoglio sarà iniziato, e poche ore dopo l’America avrà un nuovo Presidente.

Ma, per quel che mi riguarda, Obama ha già vinto. Si è conquistato un posto nella storia, la storia di una campagna elettorale fatta di discorsi a sogni aperti, di emozioni intense che sono diventate mosse calibrate, di una comunicazione precisa che ha raggiunto tutti ovunque, usando come meglio non si poteva lo spaventoso potenziale democratico del web 2.0.

Obama, che conquisti o meno, in queste ore, la Casa Bianca, per me ha vinto perché nonostante tutte le analisi che ho letto (e provato a fare), nonostante sappia benissimo quanta infinita attenzione ci sono dietro ogni naturalezza, nonostante tutti gli artifici che sono riuscita ad individuare, oggi ho rivisto alcuni dei suoi discorsi, su YouTube; e mi sono commossa, di nuovo, emozionata, da capo, entusiasmata, come se non li avessi mai sentiti prima.

E come se, per dirne una, non l’avessi mai studiata nemmeno un po’, la comunicazione. Però, a pensarci bene, forse è giusto così.

Qualche anno fa, nel cercare di convincere qualche centinaio di studenti in comunicazione a considerare l’opzione di una laurea specialistica in semiotica, Umberto Eco fece un discorso dei suoi. Che metteva in risalto come la semiotica ci avrebbe dato gli strumenti di analizzare non solo un libro, una pubblicità, un film ma tutto quello che volevamo e davvero non c’erano molti limiti: sul piatto c’era uno studio capace di farci vedere dietro le quinte del mondo. Il discorso di Eco si chiuse con una domanda che si fece da solo: ma non è che tutto questo analizzare poi finisce per togliere fascino al mondo? E con una risposta piuttosto chiara: anche i ginecologi si innamorano.

Buon Election Day a tutti, e speriamo che per una volta di là dall’Oceano facciano la cosa giusta.

Questo letto si chiama Principessa ed è disegnato da Doshi Levien (“Best Quality since 2000″, dice, geniale, il suo sito) mi sembra l’antidoto perfetto per incubi e insonnie di ogni tipo.

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